A volte

A volte capita di non riuscire a dormire. Proprio come a volte non sembra possibile spegnere il cervello, smettere di pensare. Questa strana macchina sembra inseguire i propri scopi. E non ho la certezza che combacino con i miei.

La notte e la mancanza di sonno possono portare a situazioni spiacevoli dettate dal fatto che tendono a sciogliere un pò troppo la lingua. Come spesso accade ho voglia di parlare senza avere nulla da dire. E in questo momento non sono in grado di incanalare i pensieri in una forma. Rimane solo un flusso sconnesso ma per vostra sfortuna io non mi chiamo Joyce… la qualità è quella che è…

E’ incredibile come un attimo sei lì a sentirti grande nei tuoi sedici anni, i vestiti da grande e il sogno della patente all’orizzonte ed un attimo dopo sei lì a sentirti un bambino che si deve sedere al tavolo dei grandi e imparare come si paga una bolletta.

Eri lì a sentirti maturo, profondo, cresciuto. I ragazzi di vent’anni sembravano già vecchi. Ora sembrano dei ragazzini che hanno ancora molto da imparare. Come se io avessi imparato qualcosa della vita che non sapevo a sedici anni.
Caso mai dimenticato.

Eppure a volte se guardi bene bene lo trovi un briciolo di verità in fondo alla bottiglia, ma prima devi svuotarla per bene. Oppure basta il sonno, la coscienza, fottuto cane da guardia delle parvenze ed altre dabbenaggini inizia a distrarsi. Bene. Quando il gatto-coscienza non c’è i topi bè, almeno cacciano il muso fuori no?

E’ strano analizzare i propri cambiamenti. Personalmente l’unico progresso che suppongo di aver fatto è che sto imparando a pensare di più a me stesso, ai miei interessi. A fare a meno degli altri. Ma forse l’ultima parte è solo un ritorno ai miei quattordic’anni.. quanta polvere ad aprire questi vecchi cassetti… nevvero? Chiudiamoli dunque.

Nel frattempo qualcosa sta mutando. Quel briciolo di disappunto per il fatto che non sto dormendo (cosa che pagherò domani a lezione) si sta evolvendo in una lievissima contentezza per i minuti che sto guadagnando adesso. Si tratta di fenomeni minimi. Quasi inosservabili, perfino dal mio punto di vista privilegiato sulle mie (scarse) emozioni.

Già che ci sono rispondo ad un commento apparso quando avevo sfiorato questo tema:
Da quello che scrivi sembra che ogni birra abbia perso il suo sapore, ogni parola e gesto il loro significato.
La mia risposta è nata alcuni anni fa. Austria. Giornata passata in macchina, l’autista, Claudio, alla sera crolla esausto sul sacco a pelo e si mette a dormire. Io e Andrea raggiungiamo in qualche modo una piccola birreria. Ordiniamo una birra. Quella sera abbiamo bevuto la migliore birra della nostra vita. Almeno, io della mia. Ho forse assaggiato birre più pregiate in seguito ma quella, che è stata la mia prima Weisse non è mai stata eguagliata. Un pò come quando hai la patente da poco e ti emozioni per un parcheggio riuscito. Le cose in seguito diventano meccaniche. Non credo però sia solo questo. Forse è che una volta avevo un’idea di quello che volevo, anche se non ero capace a prendermelo. O forse è che lo sapevo meno di adesso e per questo vivere era un pò più facile. Forse è che mi piace lamentarmi e dipingere il passato come l’età dell’oro. Forse è che sono semplicemente diventato più arido. Forse è che ho meno rapporti con le persone. Non lo so. Forse ancora ha ragione un mio amico, è da tanto che non mi innamoro, però, come volevo scrivere prima che Chiara mi precedesse, secondo me innamorarsi è solo in parte (minima) una questione di incontrare la persona giusta, è più che altro necessario una disposizione personale. Uno stato d’animo. Credo di essere in "ibernazione" come l’uomo che attende la sua bella alla panchina nel parco e nel mentre, che si protrae, fa che leggersi il giornale. Non sono una di quelle persone che ritengono che tutta la vita si riconduca all’amare ed essere amati perciò non ne faccio un dramma se c’è da attendere. Ne farei un dramma se lei arrivasse e preferissi continuare a leggere il giornale.

E se provassi a ricordare quello che a sedic’anni sapevo benissimo, che la felicità, corre nella direzione opposta alla ragione. E i suoi mille limiti. Perchè se è vero che stiamo tutti in una fogna, ma alcuni di noi guardano le stelle la ragione è in grado di vedere solo la certezza della fogna, per il resto bisogna rivolgersi altrove. E questa frase l’ho presa da un blog scoperto molto di recente.

Ma quel che è certo è che non mi dispiace affattissimamentisserrimamente che unaperfettasconosciuta passi da qui. Dice che non compare quasi mai il mio nome su questo blog. Risponderò divagando: una volta lessi che alcune persone sono solite presentarsi dicendo "Io sono X" altre con "Mi chiamo X" e che questo avesse delle sfumature psicologiche. Bè forse è che un nome è un pò poco per rivestire le complesse meccaniche interne, le lotte, le anime in tensione fra di loro che noi chiamiamo UNA persona. Ma questo è davvero troppo, era tempo di smettere parecchi zilioni di righe fa. Sapete qual’è il bello? Quelli bravi come Alessandro si rifiutano di scrivere, gli altri, imperversano ancora e ancora. Ahimè Ale ripensaci!!!

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6 responses to this post.

  1. Posted by Dario Mimmo on 10 ottobre 2006 at 02:10

    Azz…

    Rispondi

  2. Posted by Alessandro wrote: on 7 ottobre 2006 at 02:10

    Quelli bravi come me dovrebbero rivalutare il pensiero dell’arroganza di una scelta come non scrivere; godo come un riccio nell’illudere gli altri che nei miei silenzi ci siano le parole che vogliono leggere, e non quello che realmente c’è. Silenzio. Gli è che il ruolo soffoca: il ragazzo è intelligente ma non si applica. Gli idioti come te spacciano una superbia artificiale e si riconoscono nell’umile intimità di uno scrivere diretto. Magari prolisso. Magari confuso. Ma alquanto sincero. Bella serata, comunque.

    Rispondi

  3. Posted by Federico Tomassetti on 7 ottobre 2006 at 02:10

    Grazie Stefano, mi fa molto piacere che tu legga il mio blog, spero che continuerai anche se divento sempre più barboso e ripetitivo.Ciao!

    Rispondi

  4. Posted by (nessun nome) wrote: on 6 ottobre 2006 at 02:10

    Perdonami.
    Tipregoperdonaimieierrori.
    Ho fatto l’errore di rileggere il mio commento e…mi sono accorta dei numerosi, terribili errori di battitura e trascrizione che ho commesso nel mio scrivere. Non rileggo mai prima di cliccare su "aggiungi" solo per evitare ripensamenti…e impedire al senno di mediare la follia..
    ..ma visti i risultati credo che dovrei proprio ripercorrere dai miei passi a forma di lettere…prima di lasciare impronte sul tuo blog.
    .scusami.
    Spero che anche Baricco…non me ne vorra! magari potrei offrirgli un caffè per farmi perdonare, che dici, funzionerebbe? 🙂
     
    unaperfettasconosciuta
     
    P.s: hai notato che hanno già confutato la mia teria sul nome? 🙂

    Rispondi

  5. Posted by Stefano wrote: on 6 ottobre 2006 at 02:10

    Ciao Federico,leggo sempre con piacere i tuoi interventi…ben scritti,profondi.dicono cose vere in cui mi ci rivedo,mi fanno riflettere….e non è cosa da pochi!eh eh! Non so cos’altro dire,spero che basti,complimenti per il blog.

    Rispondi

  6. Posted by (nessun nome) wrote: on 6 ottobre 2006 at 02:10

    ..capita spesso che non si voglia dormire, che si beva un caffe per mantenere il cervello acceso mentre la città si spegne piano piano. Capita spesso che la nostra anima, la nostra vita voglia rubare le ore al sonno.
    Il timore di perdere tempo e del trascorrere del tempo che ci (mi) ossessiona tutta la vita…ecco, questo secondo me è il male, il segreto, l’antidoto a tutti i malesseri…primo fra tutti la convinzione di non avere abbastanza, che dietro la porta del giorno successivo ci può essere molto di più, l’estasi, l’eden.
    ma se fossero proprio queste paure, paranoie a farci perdere tempo? E se tutto cio non ci facesse realmente renderci conto che ciò che abbiamo è cio che ci siamo costruiti perché lo volevamo davvero?
    Mah, forse pero se ci facciamo questa domanda è perche in realtà, non siamo ancora compiuti. E io forse guardo troppo Sex and the City.

    …in merito al pensiero dei sedici anni e dell’età d’oro….sai cosa volevo dirti..io per esempio, guardo con malinconia, come "età dell’oro" proprio il mio periodo universitario. Credimi, sono gli anni più belli. Goditeli, spremili!
     
    Comunque, riprendendo quanto tu hai detto, e continuando a divagare tra le mie acrobazie mentali, dico che per innamorarsi occorre trovare prima la persona giusta e solo dopo essere personalmente e sentimentalmente disponibili. Se trovi la persona giusta, la disponibilità viene da se…non è fatica, è piacere, desiderio di farlo.
    E’ diverso rispetto all’amicizia, dove invece è necessario, per mantenerla energica e viva, mantenerla in vita, anche attraverso pochi, sporadici, ma intensi contatti. Questa è la mia opinione.
    Certo è che forse il nostro affanno è davvero rivolto a capire in quale direzione vada la felicità…
    Ti lascio con una citazione di un libro regalatomi da una persona che forse sapeva già, nel momento in cui me lo ha regalato, il nostro destino. E’ di Baricco dal libro "questa storia":
     
    "Qualche anno dopo, sul rettilineo di una pista di atteraggio in terra straniera, Ultimo avrebbe fatto di quell’intuizione il disegno consapevole della sua vita.Per questo quella nebbia, e quella città assurdamente ordinata , non gli riuscì di dimenticarle mai.Una volta, quando ormai era diventato un uomo solo, pensò persino di tornarci: ma poi andò diversment, e fu meglio così. Gli sarebbe piaciuto ritrovare il punto del marciapiedi in cui suo padre, dopo quaranta minuti di cammino, per un totale di undici giri dell’isolato, si era bloccato di colpo, e alzando la testa aveva fatto una domanda meravigliosa:
    -Dove cazzo siamo finiti?
    Non c’era risposta, a quella domanda, raccontò una volta Ultimo a Elizaveta. E questa era la cosa meravigliosa…" "..Elizaveta pensò che non c’era risposta mai, perché circolare è ogni cammino, e troppo fitta la nebbia della nostra paura.."
     
    "…lasciami andare a vedere il sogno, la velocità, il miracolo, non fermarmi con uno sguardo trieste, questa notte laciami vivere laggiù sull’orlo del mondo, solo questa notte, poi tornero.."
     
    Ok, credo di aver scritto abbastanza 🙂
    vado a dare il mangiare ai gatti.
    unaperfettasconosciuta.
     
    ah…giusto per chiarezza, considerato che mi pare altamente probabile che mi sia spiegata in modo decisamente pessimo…
    quando dicevo che non compare mai il tuo nome, non facevo riferimento al fatto che tu non ti sei presentato. Anche perche al di là delle immediate sembianze, da qualche parte da questo blog se si vuole si può recuperare il tuo nome…
    piuttosto io riferivo il mio discorso alle persone che ti rispondono, che con te interagiscono, che commentano ciò che dici, come se tutto fosse assolutamente impersonale, plastico…
    Tutto li, una mia semplice, banale disgressione.. 😉

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