Distanza

Mi sento galleggiare nel mare dell’esistenza ad una distanza grande, infinita da un contatto.

Mentre le tue scarpe grandi non le trovo più vicino alla porta, cerco la tua borsa di lavoro e non la vedo, rimango in attesa che la tua giacca a quadri faccia capolino, aprendo il portone ed invadendo l’androne. La polvere si deposita sulle mie attese. E’ passato tanto tempo, ma forse serve solo  fiducia e pazienza; io per intanto continuo a tenerti lo spazio, prepararti il bentornato. Ogni distanza è solo apparente.

Io e te invece ci incontreremo per strada, per un attimo, e faremo finta di nulla. Guarderai una vetrina, io chiederò l’ora a qualcuno pur di darti le spalle. E ci incontreremo ancora a qualche festa, tu vestita di fiori e capelli profumati, io al limitare di quelle discussioni di eventi concreti, cose realizzate e non sognate. Così, uno sguardo di sottecchi, ed il ricordo di scarpe nuove non comprate, treni persi, per un soffio ci piace pensare, nel pensiero di aver camminato paralleli, senza volersi soffermare sul fatto che la distanza era troppo grande. Nessuno sguardo è riuscito a colmarla, ma a volte sembrava ed era un gran bel tepore.

I giorni passano e rimango in questa bolla ora di distanze concrete, ora solo apparenti ma non meno grandi. Dove nessuno può incontrare quel che c’è in me, in spazi troppo aperti il mio animo si espande facendomi sentire l’ebbrezza della divinità.

Rimango nel bisogno di pensare e pensare. Di vagheggiare vagabondaggi che si realizzano puntualmente differenti da come li ho previsti. E’ strano ma fuori fa più freddo che nei miei pensieri.

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3 responses to this post.

  1. Posted by Diana on 22 ottobre 2007 at 11:06

    La polvere si deposita sulle mie attese.
     
    Ogni volta mi stupisci con le tue immagini.
     
    Anche il succo mi stupisce sempre, ma mi vengono in mente solo risposte banali in proposito. Quindi non commenterò 😛

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  2. Posted by Federico Tomassetti on 21 ottobre 2007 at 11:06

    Temo che facciamo qualcosa di molto simile. A volte è decisamente irritante che concetti banali, alla portata del buon senso di ognuno avulso dalla situazione, siano così difficili da accettare. Ciò che sopravvive é solo ciò che muta. A volte guardiamo le foto di vecchie feste, che ci abbiano lasciato qualcosa dentro. Cercare di riviverle, richiudendo lo spumante beh… non è facile. E non ha neanche senso però diamine viene voglia di provarci. Di pensare che ogni distanza sia solo apparente. Per un lungo periodo ho avuto la sensazione di essere rimasto quando gli altri se ne erano andati, le luci spente. E ho aspettato che tutto tornasse come prima. Poi ho provato a fare qualche passo fuori, il paesaggio che ho ritrovato non è più lo stesso. Ma diamine non sei tu che dici "La vita non dura che un istante" e parli di aspettare?

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  3. Posted by Pulch on 21 ottobre 2007 at 11:06

    Proprio sta notte mi ritrovavo a spiegare ad un amico cosa significa ricordare il passato: in questo periodo mista uccidendo.. anche io aspetto un ritorno, un sorriso, un messaggio sommesso… e invece quando ci incontriamo faccio di tutto per voltargli le spalle, fargli vedere che non si può tornare indietro che ciò che lo riguarda è solo un foglio stropicciato sotto la scrivania: qualcosa di sbagliato che mi irrita e che mi fa solamente rabbia…
    E noi aspettiamo…e noi aspettiamo?  

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