Presuntuose impressioni dettate da una malvagia cecità

Ho come l’impressione che spendiamo la vita ad alimentare una splendida vecchiaia, facendo scelte che ci vengono suggerite dal nostro io ottantenne. Mi sento circondato solo da vecchi. Coraggio, voglia di precipitarsi nella casualità, nell’impulso… nulla di tutto questo.

E poi ritornano Poeti dall’Irlanda. Che a pensarci la definizione Poeta distrae dal fatto che dietro c’è un uomo che sceglie di fare, agire. Osare. Lui che se ne andrà a Trieste. Andrò a trovarlo in quel mio viaggio che forse sarà, forse no (ma non sarà questo a determinarne l’importanza).

Per il resto mi sento in uno scenario apocalittico, circondato da non vita. Solitudine in un mondo in cui non riesci a scuotere le persone dal loro convinto sopravvivere, il più lontano possibile da ogni possibilità di risveglio.

Nella mia presunzione ripensando ad una frase in cui mi ero imbattuto, "They live, we sleep", mi sento un po’ meno parte di quel "we" ma mi chiedo quanto ristretto sia quel "they" a cui punto ad avvicinarmi per lo meno.

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2 responses to this post.

  1. Posted by Claudio Stella on 8 novembre 2007 at 18:34

    Nietzsche aveva forse trovato un modo per sconfiggere la nostra naturale propensione all’infelicità, all’insoddisfazione umana, ma pensò bene di impazzire e lasciare ai posteri un messaggio sibillino che qui, non tanto bene, cerco di citare: "Non guardatevi indietro, chi guarda al passato commette spesso l’errore di giudicare le sue azioni come sbagliate e inutili…". Qualcosa del genere, ma è una frase che mi è sempre rimasta dentro. Guardare avanti… Le maglie del tempo si chiudono dietro di te e non lasciano intravedere l’uomo che è stato, nemmeno quello che sarà…ancorati ad un tempo spietato, a delle possibilità, a delle occasioni sciupate, a dei rimorsi, a dei litigi che si potevano benissimo evitare, a delle amicizie perdute e ritrovate e a lungo cercate…
    Chi riesce a farlo otterrà la felicità? O è inevitabile che nell’uomo/donna sopravviva fino alla morte quel tarlo che rode, e rode, fino a consumarci il cervello e il cuore?
    Questo continuo cercare, questo continuo disperarsi ci impegnerà fino a quando le nostre terminazioni nervose cesseranno per qualche motivo di funzionare…e allora ognuno deve caricarsi di questo fardello, e non lamentiamoci se quelli accanto a noi sembrano avere il sacco più leggero, è soltanto un’impressione…Nella marcia lungo il sentiero della vita abbiamo solo da sudare e stare zitti, tanto nessuno ci farà il regalo di darci una spintarella dicendoci: "Muoviti, cazzo!". Nel deserto risuonerebbero folli risate.

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  2. Posted by Claudio Stella on 8 novembre 2007 at 18:34

    Nietzsche aveva forse trovato un modo per sconfiggere la nostra naturale propensione all’infelicità, all’insoddisfazione umana, ma pensò bene di impazzire e lasciare ai posteri un messaggio sibillino che qui, non tanto bene, cerco di citare: "Non guardatevi indietro, chi guarda al passato commette spesso l’errore di giudicare le sue azioni come sbagliate e inutili…". Qualcosa del genere, ma è una frase che mi è sempre rimasta dentro. Guardare avanti… Le maglie del tempo si chiudono dietro di te e non lasciano intravedere l’uomo che è stato, nemmeno quello che sarà…ancorati ad un tempo spietato, a delle possibilità, a delle occasioni sciupate, a dei rimorsi, a dei litigi che si potevano benissimo evitare, a delle amicizie perdute e ritrovate e a lungo cercate…
    Chi riesce a farlo otterrà la felicità? O è inevitabile che nell’uomo/donna sopravviva fino alla morte quel tarlo che rode, e rode, fino a consumarci il cervello e il cuore?
    Questo continuo cercare, questo continuo disperarsi ci impegnerà fino a quando le nostre terminazioni nervose cesseranno per qualche motivo di funzionare…e allora ognuno deve caricarsi di questo fardello, e non lamentiamoci se quelli accanto a noi sembrano avere il sacco più leggero, è soltanto un’impressione…Nella marcia lungo il sentiero della vita abbiamo solo da sudare e stare zitti, tanto nessuno ci farà il regalo di darci una spintarella dicendoci: "Muoviti, cazzo!". Nel deserto risuonerebbero folli risate.

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