Generico bere

Ritorno da Catania, dalle lunghe passeggiate su e giù per via Etnea, le pause sedute in piazza Duomo, i momenti a respirare piazza dell’Università. Visitatela se vi riesce. Sentivo un’aria diversa che in altre città ma no, non aspettatevi di vedere qualcuno con il casco in testa o la cintura di sicurezza allacciata.

La sera, l’impulso irresistibile mi ha portato in pellegrinaggio ad uno splendido pub. Ci andavo a cercare quel senso di familiarità diffusa che è atomizzata davanti ad ogni bancone del mondo, dove credo di sentirmi nel mio mondo. Un po’ è così. Mi ci muovo. Però alcuni pub, arredati con stile impeccabile, te li ritrovi un po’ finti. Una moda trapiantata di forza, un Huskie triste in un giardino di Barcellona. Alla fine mi ritrovo a preferire un bierkeller condito di scoppiati che la Birreria Forst di Trieste o lo Stags Head di Catania. Ti rendi conto che viaggiando solo riesci a cogliere, anche profondamente, solo la metà di te stesso. Devi ammettere che l’altra metà ce l’hai sparsa fra le persone di cui ti circondi. Hai bisogno di loro per coglierti tutt’assieme.

Ma Giorgia rotola dalla collina mentre Andrea spilla birra a go go e Claudio si accarezza languido la testa piatta. Daniele, sereno, rimane una colonna.

E tutto: introspezione e ricordi lo puoi vedere nella chiave di lettura, preziosa, del bere. Di quel gesto antico, di quel gesto mio, di quel gesto condiviso. E facendo ordine butti via alcune vecchie bottiglie; marche comuni, etichette mezzo strappate. Bottiglie che erano rimaste per anni a cercare di ricordare un certo pomeriggio in cui era nata un’idea, s’era presa una decisione o aveva fatto la sua apparizione nella nostra vita l’ennessimo evento poco probabile. Poi però si sono sfocate, sono tornante anonime nel loro vetro marrone o verdino. Le ho buttate e mi rendo conto di averle perse. E quei momenti che si sono allontanati di soppiatto, approfittando del fatto che ero intento a fare altro. Non tornerà il parco di via Capra, non torneranno quelle tagliate nel parco vicino scuola. Non torneranno i ritorni a casa dai boschi. Però vi guardo e qualcosa a rimasto. A tutti i sopravvissuti, a quelli che erano con me e agli amici che devo ancora incontrare. La prossima birra è per voi (ma me la bevo io).

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3 responses to this post.

  1. Posted by Elena on 14 dicembre 2007 at 09:50

    PROSIT, ad un amico trovato.

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  2. Posted by Federico Tomassetti on 3 dicembre 2007 at 09:50

    E’ che ti amo nel profondo della nostra gioventù e in qualche sguardo, in qualche pensiero trapela al di là di questo fottuto tempo che ci intrappola in vecchi corpi stempiati.

    Rispondi

  3. Posted by Claudio Stella on 3 dicembre 2007 at 09:50

    Bevendo una ale sono giunto ad una conclusione importante: mi piace vedere i tuoi occhi gettare sguardi calorosi di amore fraterno, mi piace rivedere i fondi incrostati di quelle bottiglie…

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