Vagheggiamenti, profezie, guide d’onda

E’ stato un periodo emozional-autarchico. Nel senso che mi sono chiuso in me a  ricercare, ravanare. Rotto il cellulare, limitato internet, fuggito nella mia dacia. Mi sono rimesso quel tondino di ferro di quella fuga, di quel momento in cui io sono  tornato mentre una parte dello Spirito ha proseguito: ci si rincontra a volte in rimpianti sul fondo di botti di rovere, fra la polvere di libri rosicchiati, in pensieri mangiucchiati agli angoli. E mi piace pensare che mi ascolti, che dia retta alle mie ragioni. E se gli spiego che non è vero, come egli so sostenere, che non è la fuga ad esser fuga ma il vile restare a guardia di rovine, di fumo venduto a peso d’oro. Vorrei che non avesse ragione, o che fossi in grado di ignorare, che come gli altri mi circondo di falsi dei e riesco a lasciare che venga dato un prezzo a cose che non ne dovrebbero avere.

E così devi sempre controllare gli strumenti, verificare la rotta. Chiederti costantamente qual’è il tuo scopo. Non lasciarti poco a poco deviare per non ritrovarti ad inseguire banalità senza importanza.

E così intanto vado per parchi di Re e tetti guardati a vista da cicogne e poi la sera, tornato alla mia bella città tendo ogni parte di me a cogliere le lezioni  importanti, quelle che trovi spremendo gli angoli degli avvenimenti. Trai ispirazione dalle vittorie che gli amici intorno sanno prendersi. Da Nico che, dopo aver restituito alla terra i suoi frutti (accuratamente fermentati e resi utili dalla presenza massiccia di alcol) solleva il capo e sicuro sa cosa rispondere agli accadimenti: "passatemi una birra". E’ come se l’elettricità nell’aria si fosse dispersa o meglio ancora se l’avessimo catturata e fatta nostra, convertita in energia. In quel momento quell’uomo ha scelto di non piegarsi, di non lasciare una vittoria sul campo ma di strapparla e portarsela a casa. E ha trascinato noi con lui.

Ed è di questo ed altro che, palmo a palmo, si erigono imperi di attimi vissuti, pile intere di vita che san seppellire i cumuli di sciocchezze che, ammettiamolo, in molti ed anch’io erigiamo.

Rimango ancora qui, fiero, a resistere.

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2 responses to this post.

  1. Posted by NiNieL on 30 giugno 2008 at 15:37

    Come se il significato prendesse sostanza grazie al paesaggio, alla compagnia. E magari poi basta una corsa in bicicletta, od un tramonto perfetto, per ritrovare una rotta sentita persa, o svanita per davvero.

    Rispondi

  2. Posted by Rassviet on 28 giugno 2008 at 15:37

    ora va bene imparare il russo e scrivere "dacia" … però non dimentichiamoci l’italiano!!!! QUAL E’!!! senza apostrofo!
     

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