Der Frühling

E’ così umidiccia questa primavera del ’92. E’ un bicchiere di liquore che ti macchia il vestito e non lo togli più. La ragazza col vestito lungo, azzurro, quella gonna che gioca col vento se appena fa un passo più svelto. I ragazzi sulle panchine ad aspettare che faccia un passo più svelto. Questo sole si nasconde e si fa pregare, come ogni primavera. Il gioco delle parti che si ripete eterno: noi a desiderare i primi caldi, lui a farsi desiderare. Hanno ragione i tedeschi: il sole è femmina e noi ci siamo fatti ingannare. Marco pensa che un paio di jeans basterebbero, poi magari lavorerebbe un po’ su una camminata più trasandata ed il gioco sarebbe fatto. A Paolo entro un mese i baffi cresceranno sicuramente, lui li taglia e li controlla tutti i giorni. E’ appena uscito fivelandia 10 ma Anna non lo comprerà, l’ultimo per lei è stato il 9, un regalo della mamma, ma lei ora gli ha fatto presente che è grande per queste cose. La mamma gli ha trovato le sigarette sotto al letto e ora le crede, uscendo dalla stanza con un sorriso strano. Non so se ci sarà più una primavera del ’92 così. Non lo so davvero. So di un ragazzino che proprio quell’anno si trasferì lasciando Torino ed i vestiti che si sollevavano al vento, le ragazze sui sedili posteriori dei motorini. I parchi, ma li si può lasciare lì e non portarsene appresso almeno uno? E via a farsi inghiottire dalla provincia. Scomparirci dentro. Sapete come fanno questi luoghi lontani dalla comunicazione, imprigionati nella viscosa ragnatela della propria inerzia. I bar d’estate finiscono i gelati più buoni, l’edicolante ti dice che la prima uscita di quella raccolta arriverà a giorni. I muri e le piazze fanno resistenza attiva al tempo che avanza, che vuole cambiare. I vecchi seduti in piazza si sentono i custodi di quel mondo. Giù in città li hanno già vinti, già cacciati. Rinchiusi nelle bocciofile.

Di quella primavera in provincia ne arrivava solo l’eco, non c’era per davvero. Se ti andava di vederla dovevi armarti di pazienza e scendere giù alla stazione. Poi prendevi il regionale per Torino (non che ci fosse tanta scelta, solo i regionali hanno quel pietismo che li porta a fermarsi qui) e ci finivi in mezzo. Quel sole che abbagliava i cittadini per te era un po’ stinto ma fa niente. Hai visto le ragazze? Alcune passeggiano da sole, si fermano davanti alle gelaterie e si prendono un cono in due. Discutono dei gusti e poi via a conquistarsi via Roma, metro a metro, vetrina dopo vetrina. I ragazzi sono branchi interi che le guardano e sono sicuri, sicuri che… le ragazze però pare siano più sicure ancora. Loro passano. Proprio come le primavere, e dannazione se gli assomigliano a volte.

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3 responses to this post.

  1. Posted by Cristina Abba on 13 agosto 2008 at 11:22

    Da noi non arrivava nemmeno il treno per portarci in città, che rimaneva solo una sorta di lusso che in pochi potevano permettersi. E non era il dopo guerra, ma la stessa primavera del ’92…

    Rispondi

  2. Posted by Rassviet on 13 agosto 2008 at 11:22

    … bello questo sai!

    Rispondi

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