Schluss machen

"non so dire da quanto sono qui ma mi rendo conto solo ora che si tratti della mia stanza… i minuti passano ancora e mi rendo conto di essere da solo. Grazie a Dio ho un lavandino in camera…"

recupero la possibilità di usufruire della posizione eretta per più di cinque minuti consecutivi solo verso le sei del pomeriggio del venerdì. Il corso di tedesco, inizio alle 9 del mattino, sfortunatamente ricade in quel periodo di oblio, quel solco di tempo fra la morte e la vita, quel periodo di riflessione necessario a scegliere di continuare ad esistere sotto forma, per quanto poco credibile, di essere umano, spogliarsi delle apparenze di larva.

Il Sabato si è lì, erasmus a secchiate e comitive da Darmstadt ed oltre. Sotto i tendoni della Volksfest di Stuttgart, seconda solo all’Oktoberfest. Quel suo clima più familiare, più di paese, probabilmente più tedesco. La gente in piedi sui tavoli, le birre travasate per consolare un bicchiere che tintinna sempre più vuoto ad ogni brindisi. Le birre semplicemente fregate. Leggere al portafoglio e all’anima.

Di porte poi ne chiudi tante. E un po’ non sai neanche perchè, chiamiamola paura di fare corrente. Rinunciare e spogliarsi. E’ un po’ questo che significa andarsene. E’ davvero un po’ morire, lasciarsi morire anche nel ricordo degli altri, sentirsi un poco trasparente alla vita, come se la luce potesse attraversarmi e benedirmi del tutto. Ma è sopratutto nei propri confronti. La metafora di questo spogliarsi è proprio quel periodo di incoscienza che passi nel letto dopo l’ennesima sbornia (ma è legale che mi facciano i cocktail ad 1.50 euro nei bar interni dello studentato? Mi vogliono morto!) cercando di concentrarti su poche cose essenziali. Come respirare. Come trattenere qualcosa dentro, chessò, un bicchier d’acqua.
Recuperare l’essenziale. Così essenziale da fare paura a volte.

Mmmm non mi metterò a parlare adesso dei pericoli del voler svuotare troppo le cose, del voler trovare il senso solo in sè, solo di per sè. Però ricordo bene quel momento, sulla panchina delle fronde in cui realizzai… il futuro esiste anche perchè io possa tediarvi con tali argomenti la prossima volta…

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3 responses to this post.

  1. Posted by Claudio Stella on 13 ottobre 2008 at 13:57

    Merda, io non mi sento solo trasparente, certe volte mi sento inesistente…talvolta la vita è così difficile da vivere…o forse non sono abituato al dolore dell’esistenza? o forse Gino è più putente di me? chissà…

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  2. Posted by NiNieL wrote: on 13 ottobre 2008 at 13:57

    Così essenziale da non avere più sostanza. Che poi trattenere è solo un modo per perdere un po’ più tardi..

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  3. Posted by Miriam Battistoni on 12 ottobre 2008 at 13:57

    sembra una rinascita, la tua..

    Rispondi

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