E…

E ci sono le notti. Ritmi circadiani confusi, delusi, non ci si raccapezzano e cercano modi di reinventarsi.
E… se scappa forte il sonno ti fermi. Gli lasci un po’ di vantaggio, guardi fuori, guardi dentro. Ti fai una briscola coi fantasmi, offri un thé a pensieri vari, magari scomodi, di quelli che stringono in punta, sull’alluce. Fai così perché forse del sonno non ti importa, perché forse è l’unico modo per catturarlo.

Ci sono notti. E… a volte le parole scorrono veloci, scivolano fra note blu scuro. A volte si imbrigliano in reti di lune, in silenzi sospesi, in chiacchericci della mente; allora non so districarle, rimango a guardarle, smetto quasi subito di chiamarle.

E… non c’è una città da sentirsi risvegliare, un forno che raccoglie fatiche e getta profumi. A volte non è un lento conquistarsi l’alba, è un sopravvivere ad un vago chiarore spettrale. Troppo nero forse, troppo sfondo su cui proiettarsi. Sullo sfondo qualsiasi cosa ci metti e ti metti a fissarla per ore troverai quel che non vuoi vedere. Dovessi inventartelo per dare pace ad un sguardo che ti sta arrossando gli occhi, consumando la vista.

I ritmi circadiani spezzettati si richiamano a vicenda, notte a notte. E’ un circolo lento a spezzarsi.

Ci sono le notti e… è un provare a capire diverso. Ad un tratto meno intenso, le immagini si sfumano ai bordi, si amalgamano in pot-pourrì di contrasti. A volte intenso, il sangue gocciola dal naso, e a fissare muri bianchi e vederci imperi dopo un po’ fa male la mente. Indagare dettagli.

La notte a volte te la godi, a volte… non sai bene quando sia il momento di arrenderti, abbracciare il letto ed esserne respinto ancora. Allora sei messo alla prova, devi saperla gestire. E non valgono le scuse, anche firmate da schiere di genitori, di gente pronta a garantire che davvero il termometro segnava 56.5, che il medico ha certificato la tua morte ieri pomeriggio e davvero non potevi studiare. Peccato, che avresti voluto, che sia messo agli atti. Ecco, niente scuse, devi trovare un modo di gestirle, gestirti.

A volte le notti le ho amate, a volte le notti è difficile.

Arriverà il sonno. Io comunque lo aspetto e cerco di non pelarmici le mani.

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One response to this post.

  1. Posted by NiNieL on 13 febbraio 2009 at 06:16

    A volte le notti bisogna solo guardare scorrere, che t’insegnano quanto costano le attese.

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