Bagagli e passaggi

E negli occhi, là rimangono ad un qualche livello, le immagini che corrono veloci di piccole stazioni ferroviarie col nome sbiadito. E l’agave col suo fiore che si tende cocciuto.

È con bagaglio che viaggio. Etereo e incostante quanto gli pare, quando gli va.

E così attraversi i passaggi. Ti ritrovi al pub con Ciube, Giorgì, Alf. Rivederli tutti al tavolo. Parlare, bere. È uno di quei momenti che mi rendono felice e mi portano a riflettere. Persone di cristallo, raccolte qua e là come conchiglie sulla spiaggia. Ciube e il suo stile preso qua e là nel mondo, il caffè con il latte di mandorla ed il ghiaccio. Alf che fa la spola al bancone, che c’è di che bere. E Giorgì ed i suoi pensieri. Ci sono persone che ammiro.

E poi un saluto al XVII Princeps (+1) del Tosone, in una piazza San Carlon deserta, come Torino fosse un paesone un po’ solo questa sera.

Ed io aggiungo figure al bagaglio e rifletto.
Sulle persone, sullo stile, sugli errori che tutti facciamo e su come reagiamo.
Su come cadiamo e su come lasciamo che le sventure ci abbattono; chi per una vita, chi per un attimo, un attimo per riprendere il fiato.
Sullo stile e la dignità con i quali affrontiamo i momenti, facili e difficili.

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